Gerry Scarpone il talento all’epoca del covid-19

Gerardo Scarpone

Imbattersi in un uomo di talento, nel mondo del lavoro è occasione quanto mai rara, e quando si ha la fortuna di aver di fronte il successo “fatto persona” sembra quasi di vivere un vero e proprio miracolo.

Gerardo Scarpone, meglio conosciuto come Gerry, può tranquillamente essere annoverato tra gli uomini di talento che il nostro paese ha generato, tant’è vero che è più facile elencare ciò che non è, piuttosto ciò che è Gerry Scarpone.

Gerry Scarpone incarna perfettamente l’archetipo dell’imprenditore moderno, dinamico e soprattutto versatile, con un curriculum di tutto rispetto: Laurea in Economia e Gestione delle Imprese; Manager nel settore dei servizi finanziari, una carriera dirigenziale dal 2002 al 2014 fino al livello di Vice Presidente e Amministratore Delegato del terzo gruppo italiano operante nel settore dell’aggiornamento tecnico professionale e di consulenza alle PMI; Direttore Generale del Polo Tecnologico napoletano dell’ Università Telematica UNINETTUNO operante sia nell’ambito della formazione universitaria che professionale; Dirigente Sindacale; Manager di struttura societaria specializzata nella mediazione stragiudiziale e nella formazione dei conciliatori professionisti; Manager nel settore Rent per il noleggio di auto di lusso sia in Italia che nel Principato di Monaco, e infine General Manager nel settore della ristorazione.

In realtà la lista delle attività svolte e degli incarichi professionali è molto più lunga e articolata, ma quello che risalta è senza dubbio la spiccata propensione ai rapporti interpersonali e soprattutto la dedizione nel campo della formazione professionale. Ma il vero dato qualificante di un uomo di talento, lo spartiacque tra la persona comune e quella speciale e che rende giustizia alle numerose attività svolte da Gerry Scarpone è quella che normalmente non viene annoverata tra le competenze professionali, è quella che non viene citata, ne pubblicizzata: l’attività ininterrotta da 18 anni di volontario per “SAVE THE CHILDREN”

Oggi Gerry Scarpone, forse proprio grazie alla sua innata dedizione alla salvaguardia dei più deboli si è riscoperto attivo ed operante nel settore dei Dispositivi di Protezione Individuale, che per le persone comuni sarebbero semplicemente mascherine, guanti in lattice, visori, test e così via, ma per chi ha esperienza pluriennale di volontariato a difesa dei bisognosi significa invece contribuire attivamente alla difesa della vita, nell’era del Covid-19.

Abbiamo incontrato e intervistato Gerry Scarpone a Milano, nel pieno rispetto del protocollo di sicurezza previsto per questo periodo così delicato.

Allora Dr. Scarpone, innanzi tutto la ringraziamo per essersi reso disponibile per questa intervista: considerando l’iperattività che la contraddistingue, non sarà stato facile per lei ricavare tempo libero per dedicarci la giusta attenzione. Come è nata l’idea di impegnarsi dal punto di vista imprenditoriale nel campo dei Dispositivi di Protezione?

– Nel corso degli anni e in base alle esperienze maturate nei diversi settori economici si diventa facilmente “problem solver” e le difficoltà per tutti diventano sfide per alcuni, ma l’elemento che ha giocato un ruolo decisivo è stato quel senso di impotenza che nella prima fase della pandemia ha avviluppato la nostra società. Non possiamo farci condizionare la vita così duramente e così facilmente senza cercare di porvi rimedio. Ma prima di altra cosa, non dobbiamo permettere che i nostri affetti più cari possano tragicamente spegnersi nel modo che abbiamo visto finora.
Dobbiamo porvi rimedio, chiaramente ognuno a modo proprio e in base alle proprie competenze.

Ci siamo permessi di “rovistare” nella sua privacy, e ci siamo imbattuti in un elemento poco comune ai player imprenditoriali: una ininterrotta attività di volontariato. Il fatto di prendersi cura di chi ha bisogno può aver inciso sulle sue ultime scelte imprenditoriali?

– Sinceramente non amo parlarne, penso appartenga alla mia sfera personale. Non so se esiste un nesso… mi piace pensare semplicemente di fare una cosa giusta.

Che influenza ha avuto il Covid-19 nella sua vita privata e professionale?

– Inizialmente lo stesso effetto di vuoto che ha interessato un pò tutti. Ma è durato pochissimo!
Ha prevalso la voglia di reagire, di non farsi condizionare e soprattutto di non arrendersi. Il Lockdown ha avuto un effetto devastante sia economicamente che psicologicamente sulle persone: non si può e non si deve rimanere chiusi per sempre. Non poter aver il contatto umano con i propri affetti familiari, non poter vedere i propri amici, non poter vivere insomma la propria vita è inaccettabile. Per me, come per tutti, credo.

Come sarà il mondo nella era post Covid-19? Cosa cambierà a parer suo?

– Difficile ipotizzare uno scenario preciso. Essendo un ottimista convinto, mi piace pensare ad un cambiamento radicale in senso positivo: nel periodo di lockdown la natura ha ripreso i suoi
spazi, con gli animali che hanno “invaso” gli spazi prima dominati dall’uomo. Le acque di molti fiumi e mari sono ritornate ad essere limpide..L’orologio biologico del nostro pianeta sembrava essere tornato indietro nel tempo. In questo ambito purtroppo noi non siamo stati attori, non abbiamo vissuto questa “decrescita felice”, siamo stati semplicemente spettatori. Abbiamo visto questo spettacolo dai nostri balconi, dalle nostre finestre e i meno fortunati solo dalla televisione. Per esperienza formativa sono consapevole che l’essere umano si adatta facilmente ai cambiamenti, ma a lungo andare farà sempre prevalere le proprie abitudini e le proprie esigenze su tutto il resto. Mi piace sperare però in una vita più salutare, green economy, energia pulita e soprattutto relazioni interpersonali sempre meno votate alla superficialità.

Cosa le manca in questa nuova quotidianità? E cosa si ripromette di fare quando tutto questo sarà finito?

– In pratica l’unico effetto positivo della chiusura totale causa Coronavirus è stata la possibilità di fermarsi a riflettere su quelle che dovrebbero essere le priorità della propria vita. Tutti noi abbiamo avuto questa possibilità, ma non tutti l’hanno sfruttata. Cosa mi è mancato?

Mi sono mancate le strette di mano, il caffè con gli amici e sopratutto gli abbracci con le persone care. Il contatto è fondamentale perché in fondo in fondo siamo sempre “animali sociali”. Ora dovremo abituarci più alle espressioni visive che non a quelle di contatto, diciamo una forma di comunicazione, tra quelle non verbali a cui non siamo molto abituati.

Quando tutto sarà rientrato definitivamente nessuno ci potrà più negare più una stretta di mano a conclusione di un accordo o un abbraccio quando rincontriamo una persona cara… un affetto stabile insomma per dirla alla Conte !!

Per ora la sua attenzione professionale sembra essere votata a questa nuova sfida per la tutela della salute delle persone, grazie al suo impegno nella ricerca e distribuzione di Dispositivi di Protezione Individuale, ma una volta rientrata l’emergenza, come pensa di affrontare il futuro dal punto di vista imprenditoriale?

– L’effetto pandemico sul tessuto economico italiano sarà devastante. Anche a livello europeo lo scenario sarà più o meno lo stesso. Ciò è dovuto alla crescente interconnessione economica globale ma soprattutto alla delicata dipendenza della nostra economia da quella americana e cinese. Anzi a dir la verità, l’economia cinese condiziona pesantemente quella mondiale a tal punto che, come abbiamo constatato sulla nostra pelle, un “colpo di tosse” a Whuan potrebbe decimare la popolazione mondiale. Dovremo far tesoro di questa situazione per il futuro, ritornare ad essere produttori prima che consumatori. Politiche energetiche adeguate, filiera agroalimentare di qualità e soprattutto settore manifatturiero potrebbero rappresentare l’input decisivo. Avendo una ottima esperienza nel campo della ristorazione, mi ritrovo fortunatamente in uno dei tre settori strategici di ripresa economica, ma dal momento però che vivo di sfide, più che di lavoro in senso stretto, mi piace pensare di avere un ventaglio di opportunità nel mio prossimo futuro.

Quale consiglio si sente di dare, dal punto di vista professionale a chi legge questa intervista?

– Mai arrendersi! Affrontare le situazioni non come problemi insormontabili bensì come
opportunità di crescita. Guardare sempre oltre, ma rimanere umani. Un colpo d’occhio a chi ci sta vicino, perché tutti potrebbero aver bisogno di aiuto.

Ci salutiamo così, con questa ultima risposta da cui traspare la determinazione di chi è abituato ad affrontare di petto qualunque condizione avversa. Non una stretta di mano, ma un saluto vocale, un incrocio di sguardi e la sensazione di aver avuto di fronte una persona particolare …. Ad majora !!

Fabio Lambiase

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