La Denuncia di Fabio e Francesca. “Ridateci nostro figlio”

Fabio e Francesca si sono conosciuti nel luglio del 2013 in un pub tramite una nostra amica in comune, mentre il fratello affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) stava per morire dopo quasi sette anni di dura lotta contro questa maledetta malattia neurodegenerativa. I genitori di Francesca non hanno mai accettato la loro storia convinti che fosse per interesse nel loro patrimonio.

Per anni li hanno letteralmente perseguitati con dispetti e azioni legali, come l’amministrazione di sostegno per la moglie di cui non si erano mai preoccupati prima.

Francesca è rimasta incinta dopo sei anni di matrimonio dopo aver raggiunto finalmente una calma apparente per la situazione con la sua famiglia.
All’inizio della gravidanza a causa del disturbo bipolare, di cui soffre Francesca, ha avuto un ricovero per la forte preoccupazione per la salute del piccolo Angelo.
Il secondo giorno di ricovero la sorella e la madre di Francesca hanno chiesto un aborto terapeutico, dopodiché la gravidanza è andata avanti per i restanti sette mesi con i normali alti e bassi di una donna in stato interessante.
Subito dopo il parto cesareo si sono presentati gli assistenti sociali dell’ospedale Gemelli a causa del suo Bipolarismo ed è iniziata una CTU e da lì una via crucis che ha portato Maurizio in una struttura protetta.
La CTU è stata eseguita solo parzialmente e con gravi irregolarità: non sono stati effettuati test psicologici e Francesca nonostante sia stata assente da sei anni con la famiglia d’origine e la loro richiesta di aborto è stata costretta a effettuare un colloquio con la madre e la sorella di Francesca, contro la sua volontà, e nonostante non fossero menzionati nel provvedimento di inizio CTU e in seguito a una email minacciosa della CTU di prendere altrimenti provvedimenti sul minore.

La prima consulente di parte non ha consegnato alla CTU il certificato medico con cui ho chiesto di rinviare un unico.
Fatto sta che nonostante dalla CTU sia risultato che Fabio fosse il Caregiver, ovvero la persona a cui è stato  affidato il bambino, che il bambino è stato  ben curato in salute che ha tutto ciò che gli occorre come confermato dalla pediatra, è socievole e tranquillo, ha effettuato tutte le vaccinazioni ma nonostante la madre di Fabio viva con loro da inizio gravidanza, il giudice ha stabilito di portare il piccolo Maurizio in una struttura protetta.
Data la situazione di Covid19 hanno potuto vedere Maurizio in videochiamata una volta a settimana e ancora oggi è cosi.
Immediatamente tramite il proprio avvocato hanno chiesto l’impugnazione del provvedimento e dopo tre istanze di sollecito per la sospensiva del provvedimento solo dopo un mese è stato designato il Giudice e fissata un udienza per settembre.

I genitori del piccolo Maurizio chiedono:
che tutto ciò sia portato all’attenzione dell’opinione pubblica poiché un tale accanimento debba finire e inoltre in modo che accada più che altri genitori vivano il nostro dramma, vedersi portare via un figlio essendo consapevoli di non aver fatto nulla che possa recargli alcun problema provocandogli stress psicologico ed emotivi impossibili da spiegare e ancor più difficili da affrontare.

“Ridateci al più presto nostro figlio, fatelo per lui per la sua serenità di un piccolo speciale Angelo.” Fabio e Francesca Romana

Miriam D’Amico

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