Luigi Nusco, in epoca covid la mia linea aziendale in difesa della crisi economica mondiale

L’impresa: la prima linea di difesa durante le crisi economiche

Fare impresa in era Covid 19 sembra quasi un miracolo: la crisi sanitaria che ha interessato tutto il globo ha trascinato con sé inevitabilmente il tessuto economico di tutti i paesi, nessuno escluso.  La  crisi sanitaria ha messo in ginocchio le economie più fragili, e il perdurare degli effetti pandemici a livello mondiale non lascia ben sperare per il futuro, soprattutto dal punto di vista economico.

A detti di molti economisti l’Italia  vive la più grande crisi economica dal dopoguerra ad oggi, e in questa epoca di incertezza economica abbiamo avuto modo di intervistare una personalità di spicco nel quadro dell’imprenditoria

italiana, per poter avere una visione più aderente possibile a quella che è la realtà vissuta dalle imprese italiane in tale contesto.

Luigi Nusco, Laurea in Economia Aziendale e master in Business Administration, è il giovane timoniere del gruppo Nusco Spa, azienda leader in italia e in Europa di produzione e commercializzazione di porte, serramenti e infissi.

Dott. Nusco, da quanto tempo è impiegato nell’attività di famiglia?

“formalmente dall’età di 25 anni, cioè appena concluso il percorso di studi, ma praticamente da sempre perché la famiglia Nusco è operante nel settore da tre generazioni.

Come è organizzata la filiera della sua attività?

“In realtà l’attività del gruppo è diversificata ma il core business è organizzato secondo una logica di mercato: abbiamo impiantato una filiera produttiva e di commercializzazione in Romania per meglio servire il mercato dell’Est Europa e quello Orientale in genere fino a parte del Nord Africa, mentre la filiera produttiva italiana copre il mercato Occidentale, gli Stati Uniti e altra parte dell’Africa del Nord.

Riguardo al settore vendite in Italia, abbiamo più di 60 franchising su tutto il territorio e oltre 1500 rivenditori grazie ad una formula franchising che produce ottimi risultati”

A suo parere, come ha reagito il sistema sanitario italiano all’ondata pandemica?

“Non sono un virologo, non sono in grado di fornire valutazioni scientifiche ma da cittadino-utente ritengo che il nostro paese abbia risposto senza una chiara strategia e con eccessivi ritardi. La crisi sanitaria ha colto impreparati tutti, ma le soluzioni, in particolare, per la seconda ondata, sono state eccessivamente istintive e mai frutto di una chiara strategia. La situazione è grave e lo dico con cognizione di causa, per esperienza diretta. Le persone sono arrabbiate perché faticano a ottenere le cure necessarie. Anche la politica dei tamponi non ha sortito l’effetto sperato, tanto che in molti casi è saltato il meccanismo del tracciamento. Il momento è molto delicato e il ritardo dal punto di vista sanitario lo paghiamo anche economicamente.”

Quali paesi secondo lei hanno fornito la migliore risposta alla crisi pandemica?

“Cina innanzitutto, il Giappone, la Corea.. ma anche la Germania. Hanno affrontato meglio la vicenda perché hanno avuto una visione chiara, hanno elaborato una strategia per arginare l’effetto pandemico”

La migliore risposta di alcuni paesi può essere dovuta ad un assetto sanitario diverso dal nostro?

“Non credo sia solo un problema di gestione, ma anche di strategia. Quando c’è un piano strategico chiaro, gli errori gestionali ed operativi si possono correggere: in questo, credo che il nostro paese avrebbe potuto e dovuto fare di più, anche se va riconosciuta l’enormità del problema, che ha messo in crisi non solo noi. IL rimbalzo delle responsabilità tra Governo centrale e Regioni, inoltre, ha accentuato ulteriormente le difficoltà.”

Cosa dovrebbe fare il nostro paese per arginare la pandemia i cui effetti sembrano non terminare mai?

“Assumere tempestivamente decisioni impattanti, più coraggiose e meno superficiali, e allo stesso tempo organizzarsi per un maggior controllo degli sprechi, così da poter liberare risorse finanziarie da gestire meglio.”

Quindi misure più restrittive, tipo lockdown??

“No. Decisamente no. Il lockdown è stata una misura necessaria all’inizio, che però che non si è rilevata sufficiente. La misura restrittiva aveva un senso nel periodo iniziale. Ora è diventata una misura di urgenza, quasi obbligatoria perché il sistema non ha retto. Avremmo dovuto muoverci in anticipo e magari diversamente, senza assecondare pretese politiche locali, ma ragionando con piani di rafforzamento delle strutture sanitarie e individuando una strategia chiara in caso di seconda ondata. I lockdown non sono sostenibili per il mercato.”

Cosa dovrebbe fare il nostro paese per garantire una valida e rapida ripresa economica?

“L’impresa ha bisogno di poter programmare le iniziative e gli investimenti, quindi la parola chiave è Stabilità Politica. Abbiamo bisogno di un arco temporale pluriennale… cinque, sette e a volte anche dieci anni.. Non possiamo pianificare i nostri investimenti se decretano un nuovo lockdown ogni 6 mesi. Al momento e per come si è evoluta la problematica, credo che solo la soluzione al problema sanitario possa risolvere la questione economica, quindi auspico la diffusione del vaccino come soluzione finale. E spero nel minor tempo possibile. Che sia chiaro, la questione Stabilità Politica, rimane elemento fondamentale per la ripresa economica anche dopo la soluzione al problema sanitario.”

Come ha inciso il Covid sulle attività del gruppo?

“Indubbiamente la crisi ha attanagliato tutti i settori, salvo rare eccezioni come per il settore farmaceutico e il settore della grande distribuzione organizzata. Anche noi abbiamo avvertito e scontato la crisi non senza difficoltà. Nel nostro gruppo, alcune aziende hanno subito un minor impatto nel breve, rispetto ad altre.  ma potranno soffrire di più nel lungo periodo. Con onestà intellettuale devo precisare che alcuni degli incentivi messi a disposizione dal Governo hanno contribuito a rendere meno gravosa la difficoltà economica.  Il settore casa, ad esempio, dove siamo presenti da anni come costruttori e ristrutturatori, ha potuto beneficiare degli Ecobonus 50% e Superbonus  110%, misure che hanno garantito sensibili incrementi di lavoro. Diciamo dunque che la nostra organizzazione basata sulla diversificazione delle attività, insieme ai ristori messi in campo dal Governo ha in qualche modo attenuato gli effetti della crisi economica. Naturalmente spero che la situazione non perduri, perché nel lungo periodo nessun sistema economico può sopravvivere a crisi del genere.”

Cosa prevede la vostra programmazione aziendale, quali i progetti per il futuro?

“Diversificare e investire su attività e prodotti che possono meglio soddisfare le esigenze emergenti. Sono particolarmente fiducioso sul settore casa, ad esempio, perché le misure restrittive hanno costretto tutti a rimanere chiusi nelle proprie abitazioni, e tutti hanno riscoperto la funzione della casa come ambiente al centro delle relazioni familiari, delle relazioni affettive. È indubbiamente il luogo dove le persone si sentono più protette e dove devono sentirsi sempre più a proprio agio. Rendere l’habitat domestico ancor più accogliente e funzionale alle esigenze delle persone rientra nei nostri futuri progetti di sviluppo.”

Come affronterà il prossimo futuro?

“Sono un imprenditore, e come tale affronto il futuro sempre con cauto ottimismo.”

Fabio Lambiase

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